Nuotare, pedalare, correre

Nuotare, pedalare, correre

Nuotare, pedalare, correre. È così semplice, divertente, naturale.

Chiudi gli occhi e lascia che i ricordi riaffiorino… In acqua, che spasso, al mare o in piscina, i tuffi, la testa sotto, “facciamo a chi arriva prima agli scogli!”. La prima In acqua facciamo a chi arriva prima agli scoglibici, il timore quando papà ha tolto le rotelle, spingersi sempre un po’ più in là per esplorare il mondo, con le ginocchia sbucciate per qualche stop imprevisto; le corse in mezzo ai prati o nel cortile sotto casa, a perdifiato per vedere chi va più veloce o per scappare via senza farsi vedere dopo averne combinata una…

Il bambino che vive dentro di noi sa bene cos’è il triathlon. Si cresce, la vita scorre. E poi ti capita di voler tornare a essere uno spirito libero, a gustare l’avventura, il viaggio, la voglia di scoprire e spingersi un po’ più in là. Ora sai bene cos’è il triathlon, ora sei un triatleta! Nuotare, pedalare e correre. Senza soluzione di continuità, tutto d’un fiato, o quasi.

Il timore quando papà ha tolto le rotelleDagli anni Venti in Francia si è cominciato a parlare di gare denominate “Les trois sports”. Anche a Poissy, vicino a Parigi, dove oggi ha sede uno dei team più forti a livello mondiale nella triplice. Ma il primo triathlon dell’era moderna, con la sequenza “swim!bike/run” si è svolto a Mission Bay, San Diego, Californa, il 25 settembre 1974, organizzato dal San Diego Track Club e animato da 46 partecipanti.

Qualche anno dopo arriviamo al mito… l’Ironman! Un manipolo di marines di stanza alle Hawaii corse nel cortile sotto casa a perdifiato per scappare via senza farsi vedere dopo averne combinata unadaranno vita a un movimento che al giorno d’oggi fa sognare, faticare e vincere una tribù di sportivi e appassionati ogni giorno più grande e variegata. La sfida nasce da una scommessa: qual è la gara più dura tra la Waikiki Roughwater Swim (3,862 km), l’Around-Oahu Bike Race (185 km) e la Honolulu Marathon(42,195 lcm)? Il comandante John Collins, che con sua moglie Judy aveva preso parte ai triathlon di San Diego nel 1974 e 1975, con una frase s’inventa l’Ironman: «Swim 2.4 miles! Bike 112 miles! Run 26.2 miles! Brag for the rest of your life!».

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La mattina del 18 febbraio 1978 il via, dopo 11 ore, 46 minuti e 58 secondi Gordon Haller taglia il traguardo laureandosi primo ironman. Da quel giorno il triathlon di strada ne ha fatta parecchia, si è espanso a macchia d’olio a ogni latitudine, si è dato regole e creato istituzioni, ha trovato e codificato le sue distanze ed è approdato alle Olimpiadi a Sydney 2000. Si continua a discutere di tecnica di allenamento, di materiali, di distanze, percorsi, di draft e no-draft, di campioni del passato e del presente, di quale sia la vera essenza del triathlon, l’ironman o la distanza olimpica.

Ma quello che conta è che il triathlon, in ogni sua forma, continua a crescere e a contagiare sportivi appassionati. Persone semplici, che hanno la voglia di socchiudere per un attimo gli occhi per riscoprirsi bambini e partire per un viaggio, per emozionarsi nuotando, pedalando e correndo…

Dario “Daddo “ Nardone

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